Il Museo del Bijou di Casalmaggiore (Cremona) – fondato nel 1986 e unico nel suo genere in Italia – ospita fino al 16 febbraio l’interessante mostra “Tutto cominciò da un bottone…”, dedicata a Lea Stein e a cura di Lorena Taddei.
Adorata dai collezionisti di tutto il mondo, l’artista francese rivela in questa mostra il suo percorso creativo nel mondo dei gioielli in materiale plastico attraverso centinaia di pezzi mai esposti prima e provenienti direttamente dal suo archivio parigino: le spille più rare, fra cui quelle serigrafate, gli oggetti di tabletterie (alcuni dei quali creati per la Maison Guerlain), e poi bracciali, anelli, collane e … fiumi di bottoni! Proprio i bottoni sono al centro dell’opera e della vita di Lea Stein, perché è proprio grazie ad un originale bottone che lei indossa, che conosce il futuro marito e collaboratore Fernand Steinberger.
Nata nel 1936 a Parigi da famiglia ebrea di origine polacca e sfuggita agli orrori della guerra, Lea Stein inizia la produzione delle sue spille negli anni ’60: i collezionisti ben conoscono i suoi famosissimi personaggi (la Ballerina, Carmen, la Tuffatrice) e gli animali (il cane Ric, il gatto Gomina, la famosa Volpe), realizzati nelle più curiose e affascinanti fantasie con fogli di acetato di cellulosa, tagliati e “sovrapposti” dal marito chimico Fernand con una tecnica da lui stesso inventata e ancora segreta, da sempre oggetto d’imitazioni in tutto il mondo: fino a 50 strati sovrapposti a ‘sandwich’, che permettono anche l’inserimento tra uno strato e l’altro di tessuti come seta o pizzo, per dar vita a tonalità e consistenze particolare o creare effetti tridimensionali. Un lavoro che può impiegare anche sei mesi. L’originalità di ogni suo pezzo è quindi affidata a questa ricetta geniale ed è garantita dai fermagli di chiusura a “coda di rondine” sui quali è incisa la scritta “Lea Stein – Paris”.